Come si diventa piloti di motoGP?

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Max Biaggi, il pluripremiato Valentino Rossi ma anche il compianto Marco Simoncelli sono i nomi che hanno fatto sognare gli italiani amanti delle due ruote nel MotoGP, dagli anni 80-90 ad oggi.

Ma, nel tempo, sono tantissimi i professionisti che si sono specializzati in questo settore e che hanno raccolto la benevolenza ed il tifo sfegatato del pubblico.

Tra i semplici appassionati di sport e gli sportivi, però, c’è una fetta di persone che si inserisce a pieno titolo nel circondario del motociclismo: coloro che sognano di diventare parte del Motomondiale.

Un traguardo che, per molti, sembra quasi un miraggio, qualcosa di irraggiungibile.

Nonostante in tanti siano guidati da vocazione e passione, in effetti, sono in pochissimi ad andare avanti e a ritagliarsi un posto in questo contesto; come mai?

Quali sono le qualità che un pilota deve necessariamente possedere per ritenersi automaticamente (o quasi) qualificato per affrontare questa strada?

Il Red Bull Team ha intervistato 4 personaggi noti del panorama MotoGP (Aki Ajo, manager e talent scout tra i più rispettati del circuito, Hiroshi Aoyama, tutor dei giovani aspiranti campioni che corrono nei campionati, Peter Ball, direttore di gara della Racing Steps Foundation e Jeremy McWilliams, ex pilota) e ne ha tratto delle precise conclusioni.

Allenamento e tanta pratica

Chi avrà visto il bellissimo film del giovane regista Matteo Rovere, “Veloce come il vento“, interpretato da un formidabile Stefano Accorsi, insieme a Matilda De Angelis, si sarà reso conto di quanto la prestanza fisica sia importante anche in sport che prevedono l’utilizzo di un “intermediario a motore”, come può essere l’automobile o la motocicletta. Un elemento su cui si riflette sempre troppo poco e che, invece, è fondamentale già solo per cominciare a mettere piede in questo tipo di contesto: gambe, braccia, collo, addominali, tutto deve essere funzionale non solo all’attività di corsa stessa, ma anche per fronteggiare eventuali imprevisti con prontezza.

Inoltre, non basta l’allenamento su strada o in pista: l’off-road può davvero fare la differenza per imparare a relazionarsi a qualunque tipo di suolo e di sforzo; addirittura anche praticare BMX, mountain bike e downhill può rivelarsi essenziale: il corpo, così, viene stimolato a tanti tipi di situazioni differenti, è questo il vero spirito con cui affrontare, poi, la prova finale.

Velocità e carattere

La prima cosa sono le sensazioni che hai quando vedi un nuovo pilota in pista. Poi cerchi di parlare con le persone che gli stanno intorno, raccogli informazioni, incontri il pilota stesso e ne studi il carattere, il comportamento. Perché dopo il talento e la velocità conta anche l’attitudine, è un aspetto davvero importante. Non solo l’attitudine del ragazzo, ma anche quella della famiglia e della gente che lavora con lui” ha dichiarato Aki Ajo, svelando una questione quantomai veritiera. Non basta saper correre come non basta avere la voglia di farlo: tutto deve essere eccezionalmente predisposto per far sì che, chi lo desideri, possa mettersi in gioco senza pressioni psicologiche di alcun tipo.

Umiltà

Tassello fondamentale è l’umiltà: chi vuole perseguire questa strada sa che deve cominciare molto presto, tra i 14 ed i 15 anni, quando gli ormoni dell’adolescenza sono in fremito e l’istinto di ribellione e del “farsi grandi” prevarica tutto. Saper ascoltare i consigli e le disposizioni di chi ha fatto di questa vita un mestiere, però, è molto importante, esattamente come partire con l’approccio giusto.

La determinazione ad avere successo nello sport, più che l’interesse a tutto il glamour che lo circonda. In passato abbiamo avuto piloti che erano interessati più a diventare famosi che non a vincere il mondiale. Ed è una cosa che vien sempre più fuori man mano che crescono. Invece bisogna essere totalmente focalizzati su un unico obiettivo: andare forte e vincere. I giovani hanno anche bisogno di passare del tempo lontano dai circuiti, allenarsi quanto più possono su sterrato, per sviluppare le loro doti di guida. Alcuni piloti hanno un talento naturale che si vede subito, altri ci mettono di più a imparare e a capire come sviluppare le proprie doti. Se un giovane è totalmente concentrato su ciò che gli viene detto ha voglia di ascoltare e di continuare a imparare, quella è la miglior qualità che si può avere per fare strada” ha riferito Peter Ball.

Spagna e tante competizioni

Ultimo fil rouge dell’intera intervista ha riguardato il fatto che partecipare alle competizioni sin da ragazzini aiuti ad entrare nel meccanismo della gara, imparando a notare i propri pregi, sui quali investire,  e i difetti da correggere.

Sempre secondo Peter Ball, poi: “Poi appena possibile andare in Spagna, che è davvero il centro del mondo quando si parla di corse in moto: prima si va là meglio è. In Spagna ci sono diversi campionati in cui si corre principalmente sulle piste dei Gran Premi. Quindi cercare con tutte le proprie forze di partecipare a quelle competizioni, o di essere selezionati per qualcosa come la Red Bull MotoGP Rookies Cup permette di accelerare il percorso verso il Mondiale“.



Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole. Blogger, Copywriter, Editor. Tutor di Matematica e Fisica. Napulegna.


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