Settore automotive: i primi bilanci dopo il Covid-19

Il settore automotive è stato davvero uno dei più colpiti dalla crisi finanziaria provocata dall’epidemia del virus Sars-Cov2. Le motivazioni che hanno portato questa crisi sono state svariate, in primis il fatto che si siano fermate le produzioni cinesi, non soltanto perché la Cina è una delle maggiori produttrici di veicoli al mondo ma anche  e soprattutto perché l’industria mondiale dell’auto importa dalla Cina 35 miliardi di dollari l’anno in fatto di componenti per la costruzione delle auto.

 

Bilanci europei

Se guardiamo all’Europa, tra i primi a chiudere i loro stabilimenti troviamo FCA seguiti a ruota dagli impianti  di Melfi, Pomigliano, Cassino, Carrozzerie Mirafiori, Grugliasco e Modena, oltre all’impianto serbo di Kragujevac e a quello polacco di Tychy. Tutte queste chiusure sono state necessarie per rispondere al calo della domanda ma soprattutto per evitare contagi tra gli operai. I numeri registrati in fatto  di veicoli non prodotti e perdite di ricavi sono rispettivamente 1, 3 milioni e circa 33 miliardi di euro.

 

Bilanci italiani

In Italia l’esportazione di veicoli, rimorchi ed autorimorchi rappresenta ben l’8% dell’export e il 7% della produzione industriale. Questo significa che le perdite per le aziende del settore automotive si calcolano in un range che va dai 40 agli 80 miliardi di euro circa; un impatto molto importante sull’economia dell’import -export. Tra le regioni più colpite da questa crisi, in campo automotive troviamo sicuramente il Piemonte e l’Abruzzo dove la produzione di autoveicoli e di loro componenti generano il 25% e il 23%  del fatturato complessivo annuo. Soprattutto il Piemonte dove si calcola una perdita di ricavi in un range che va dagli 8 ai 22 miliardi.

 

L’impatto sui territori

Le società di capitale italiane che operano nella filiera automotive  sono 12 mila, generano un fatturato annuo di 148 miliardi di euro e danno lavoro a ben 283 mila addetti, con questi numeri la crisi è stata devastante. Da nord a sud, dalla Valle d’Aosta alla Calabria sono state numerose le perdite in termini di ricavi e di posti di lavoro. Fortunatamente il fermo degli impianti industriale è durato meno del previsto, e lentamente la filiera automotive sta riprendendo terreno dopo una di quelle che è stata la più nera delle crisi del settore.

 

Dalla domanda all’offerta

Una volta riportati alla quasi completa normalità i processi produttivi, con conseguente ripresa economica del paese, il vero problema ora si sposta dalla domanda all’offerta. Ora il problema non è più quanto riusciremo a produrre ma chi sarà in potere di acquistare il numero di veicoli prodotti. La perdita di tanti posti di lavoro e la mancanza di un reddito certo spinge i singoli a rinunciare a qualcosa, come ad esempio l’acquisto di una nuova automobile; la stima si aggira intorno al 12%  in meno di auto vendute rispetto al 2019.

L’attuale stato di emergenza però potrebbe portare dei risvolti positivi: per evitare gli assembramenti si tende ad evitare il trasporto pubblico in favore di mezzi privati, potrebbe essere questa la vera spinta per la ripresa del settore automotive.

 

 

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