Bettinelli: l’uomo che girò il mondo in Vespa

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A leggere della vita di Giorgio Bettinelli sembra di imbattersi nella biografia di un altro viaggiatore statunitense, diventato famoso grazie alla pellicola del 2007 firmata Sean Penn, “Into The Wild“.

Alex Supertramp, al secolo Christopher McCandless, aveva abbandonato la sua vita “regolare” quotidiana per immergersi in un viaggio solitario “nelle terre selvagge”, luogo in cui aveva trovato, forse, la pace ma che divenne, purtroppo, anche la sua tomba.

Per il Supetramp nostrano le cose sono andate diversamente, anche se la morte è sopraggiunta, anche in questo caso, in maniera improvvisa e decisamente anticipata, quando aveva solo 53 anni, nella sua dimora cinese di quel periodo.

Una vita “multipotenziale”

Oggi si fa un gran parlare di multipotenzialità e di persone che hanno più attitudini e riescono a metterle tutte a frutto in qualche modo ma, in realtà, questo tipo di indole è sempre stata presente nell’animo umano e sono tantissime le personalità divenute cardini della nostra cultura che hanno intrapreso più strade: un esempio sono gli antichi matematici che erano anche filosofi, inventori, insegnanti, divulgatori…

Anche Bettinelli faceva parte di questa categoria: laureato in lettere, è stato giornalista, scrittore, cantautore e attore, oltre che viaggiatore, e ha dato tantissimi motivi all’umanità per non essere dimenticato.

La sua esperienza con il “wanderlust” è cominciata molto presto, a soli quattordici anni, quando in autostop arrivò da Crema a Copenaghen. Da lì è cominciata la voglia di esplorare il mondo, arrivando in Tunisia e, a 17 anni, in Asia a bordo di un “Magic Bus“. Gli studi letterari sono stati fondamentali per documentare queste traversate: infatti, parallelamente a queste esperienze, Bettinelli ha scritto diversi libri, raccontando anche di come fosse nato il suo amore per la Vespa. In Indonesia, infatti, ne ricevette una come “rimborso” di una cifra di denaro prestato ad un amico: da lì cominciarono una serie di avventure tra cui il viaggio dall’Italia al Vietnam che lo ha reso famoso.

Insomma, niente arie da motociclista, niente passione smodata per i motori, solo un viaggiatore che aveva trovato un’amica con cui condividere percorsi e chilometri; anzi, si dice che ci fosse una sorta di contatto “affettivo” tra i due, che Bettinelli, all’inizio di ogni viaggio, parlasse con il contachilometri della sua Piaggio per raccontargli i futuri programmi.

Dopo aver macinato decine di migliaia di chilometri, cominciò il Worldwide Odyssey che durò dall’Ottobre del 1997 al Maggio del 2001 e che lo portò, sempre a bordo della sua Vespa, dall’Argentina all’Alaska, arrivando, poi, in Siberia per imbarcarsi ed attraversare lo stretto di Bering; infine, tagliando l’Europa, giunse allo stretto di Gibilterra e scese fino in Africa, dove fu testimone diretto di guerre ed atrocità, finendo egli stesso per essere rapito in Congo. Fortunatamente la disavventura finì relativamente bene: derubato di tutto quello che aveva con sé, riuscì a restare vivo e a spingersi fino in Asia, Australia e Tasmania.

L’ultimo viaggio

L’ultimo libro risale al 2008 e parla del suo viaggio in Cina, terra dove stabilì la sua casa e prese moglie; si tratta di un vero e proprio tomo dedicato, dove Bettinelli esaminò ogni singolo segreto del territorio, passando dagli immensi cantieri ai villaggi rurali, arrivando alle distese desertiche e alle metropoli moderne.

Quando è prematuramente scomparso – ci piace pensare, per un nuovo viaggio “immateriale” – stava preparando un nuovo libro sul Tibet.

La sua vita è stata una continua scoperta, mossa dall’inarrestabile ricerca dell’adrenalina che si consumava ogni volta che partiva per una nuova meta, per sconfiggere la nostalgia di un’avventura appena conclusa. La meravigliosa e strabiliante semplicità di chi aveva capito che “Il presente è molto più vivo nel futuro, quando è già passato“.



Uso le parole come fossero numeri e i numeri come fossero parole. Blogger, Copywriter, Editor. Tutor di Matematica e Fisica. Napulegna.


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